Per 60 giorni, gli Stati Uniti sospendono temporaneamente le sanzioni sul petrolio iraniano, per la prima volta negli ultimi decenni!
Il governo degli Stati Uniti ha annunciato la sospensione temporanea delle sanzioni petrolifere contro l'Iran, in vigore da decenni, consentendo a Teheran di effettuare transazioni di greggio in dollari e di esportare verso acquirenti statunitensi. Questa storica concessione segna una svolta significativa negli equilibri geopolitici del Medio Oriente e nei mercati energetici globali.
Secondo quanto riportato il 23 giugno dall'Agenzia di stampa Xinhua e dal TG Centrale della Televisione Cinese, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha emesso una licenza generale della durata di 60 giorni che esenta completamente l'Iran dalle sanzioni sulla produzione e vendita di greggio e prodotti petrolchimici, e Teheran ha confermato lo sblocco immediato di 12 miliardi di dollari di asset detenuti all'estero. Secondo il Wall Street Journal, il vicepresidente USA Vance (JD Vance) ha rivelato che, in cambio, l'Iran ha accettato il ritorno degli ispettori internazionali nei propri siti nucleari, sebbene Teheran non abbia ancora riconosciuto pubblicamente questa concessione.
Secondo gli analisti, questa inversione di rotta politica ha un impatto diretto e profondo sugli investitori globali e sul mercato del greggio. L'esenzione non solo legalizza sostanzialmente la vasta "flotta ombra" iraniana, ma consente anche a enti come la Banca Centrale dell'Iran di ricevere pagamenti in dollari bypassando le sanzioni anti-terrorismo.
Tuttavia, persistono ampie divergenze nei negoziati sul nucleare. Le fazioni intransigenti iraniane si oppongono fermamente al ritorno degli ispettori; la concretizzazione dell'accordo rimane quindi incerta. Nel contempo, resta cruciale per la durata dell'accordo il meccanismo di de-escalation nei confronti tra Hezbollah libanese e Israele.
Dettagli delle esenzioni e rimodellamento del mercato del greggio
La profondità e l'ampiezza della revoca delle sanzioni ha superato le aspettative del mercato.
Come riportato dall'Agenzia di stampa Xinhua, il Segretario al Tesoro Janet Yellen ha annunciato che, nell'ambito del quadro negoziale, l'Ufficio per il Controllo dei Beni Stranieri del Dipartimento del Tesoro USA ha autorizzato la produzione, consegna e vendita del petrolio iraniano, con validità delle esenzioni fino al 21 agosto 2026, includendo anche l'importazione di greggio e derivati iraniani negli Stati Uniti.
Secondo il Wall Street Journal, l'elemento di maggior rilievo di questa esenzione formale consiste nell'autorizzare l'Iran a fatturare in dollari. Ciò significa che le banche iraniane potranno ricevere direttamente pagamenti dall'estero, alleviando in modo sostanziale l'immediata necessità di valuta straniera del paese.
Miad Maleki, ex dirigente del Tesoro presso la Fondazione per la Difesa delle Democrazie, ha dichiarato che questa esenzione elimina anche le sanzioni contro la Banca Centrale Iraniana e altre entità, rappresentando una deviazione fondamentale rispetto all'architettura sanzionatoria costruita dal Congresso negli ultimi vent'anni.
La sospensione delle sanzioni ha immediatamente cambiato le rotte commerciali del mercato petrolifero. Secondo il Wall Street Journal, Hamid Hosseini, portavoce dell’Unione degli Esportatori di Petrolio di Teheran, ha affermato che dopo l'annuncio dell'esenzione, operatori europei hanno manifestato interesse per l'acquisto di greggio iraniano, mentre nessuna società statunitense avrebbe ancora preso contatti.
Sblocco dei fondi e meccanismi bilaterali di esecuzione
Sul fronte della ricostruzione economica e degli accordi finanziari, le parti hanno stabilito un percorso di attuazione chiaro.
Secondo quanto riferito dal TG Centrale della Televisione Cinese, il vice ministro degli Esteri iraniano Kalibabadi ha reso noto che le parti hanno concordato di avviare immediatamente lo sblocco di fondi congelati per un totale di 12 miliardi di dollari, suddivisi in due tranche da 6 miliardi ciascuna.
Per garantire il rispetto dell'accordo, Stati Uniti e Iran hanno concordato di istituire sotto la supervisione di un comitato di alto livello quattro gruppi di lavoro incaricati di: rimozione delle sanzioni, questione nucleare, ricostruzione e sviluppo economico, supervisione ed esecuzione. Il comitato comprende il presidente del parlamento e il ministro degli Esteri iraniani, il vicepresidente USA, il premier del Pakistan e il primo ministro del Qatar.
Per quanto riguarda l'utilizzo dei fondi sbloccati, secondo il Wall Street Journal, Vance ha dichiarato chiaramente che i miliardi di dollari congelati depositati in Qatar dovranno essere utilizzati esclusivamente per l'acquisto di generi alimentari e prodotti agricoli dagli Stati Uniti. Ha sottolineato che questi fondi "renderanno più ricchi gli agricoltori americani e sfameranno il popolo iraniano. Si tratta di un classico affare in stile Trump".
Divergenze sulla verifica e la partita sul programma nucleare
Nonostante il forte allentamento delle sanzioni economiche, le profonde divergenze sulla questione nucleare restano la spada di Damocle che pende sui mercati. Vance ha annunciato che l'Iran ha invitato gli ispettori dell'Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA) a rientrare nel paese, definendolo il primo passo importante per la cessazione definitiva del programma di armi nucleari iraniano.
Tale posizione è stata però prontamente respinta in Iran. Secondo i media ufficiali iraniani, funzionari vicini al dossier negoziale hanno dichiarato che Teheran non ha intrapreso colloqui sul nucleare né accettato nuovi impegni.
L’agenzia Tasnim, legata ai Guardiani della Rivoluzione Iraniana, ha affermato senza mezzi termini che consentire nuove ispezioni "viola il memorandum d’intesa ed è altamente distruttivo".
Rafael Grossi, direttore generare IAEA, chiede principalmente la possibilità per i suoi ispettori di accedere ai siti nucleari danneggiati nel 2023 da attacchi statunitensi e israeliani, come Natanz, Fordow e Isfahan.
Secondo quanto riportato, l'accesso a questi siti è essenziale per valutare il livello dei danni e confermare l'entità delle scorte di uranio altamente arricchito in Iran. Washington chiede a Teheran di rinunciare alle proprie scorte, mentre l'Iran insiste sul diritto all’arricchimento, una contraddizione di fondo che i team tecnici dovranno ancora risolvere.
Iter negoziale tormentato, Trump avverte che un inadempimento porterà a nuove azioni militari
Secondo i report, i negoziati svoltisi in Svizzera hanno affrontato diversi ostacoli. Circa 36 ore prima dell’annuncio delle esenzioni, le trattative hanno toccato momenti di crisi: i combattimenti tra Israele ed Hezbollah proseguivano, mentre l’Iran annunciava la chiusura dello Stretto di Hormuz, facendo salire vertiginosamente la tensione.
Trump, quindi, ha minacciato su social media; la delegazione iraniana ha temporaneamente sospeso il confronto diretto con gli USA, passando a colloqui intermediati. “Hanno effettivamente minacciato di abbandonare, ma non l’hanno fatto,” ha affermato Vance.
Alla Casa Bianca, Trump ha specificato che, qualora l’Iran non rispetti il memorandum d’intesa, gli Stati Uniti reagiranno anche a costo di mettere nuovamente a rischio l'economia globale. "Le armi nucleari hanno la priorità su una recessione economica," ha dichiarato Trump, "una recessione è un grave problema, ma le armi nucleari possono accelerarla molto di più".
Prima di lasciare la Svizzera, Vance ha dato una valutazione complessiva del risultato dei negoziati: "Abbiamo posto ottime basi per un accordo finale di successo. Tutti dovremmo riconoscere i grandi progressi fatti, ma, ad essere onesti, resta ancora molto lavoro da fare.” Ha aggiunto che i team tecnici rimarranno in loco per portare avanti i successivi colloqui.
Secondo il Wall Street Journal, la questione chiave sul nucleare – Washington che pretende la rinuncia iraniana alle scorte di uranio altamente arricchito, con Teheran intenzionata a rivendicare il diritto all’arricchimento – rimane la variabile decisiva per il successo globale dei negoziati.
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