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Di fronte alle rassicurazioni dei Paesi del Golfo, gli investitori americani sono preoccupati: Per quanto tempo ancora l’economia mediorientale potrà resistere? I Paesi del Medio Oriente hanno ancora fondi per investire negli Stati Uniti?

Di fronte alle rassicurazioni dei Paesi del Golfo, gli investitori americani sono preoccupati: Per quanto tempo ancora l’economia mediorientale potrà resistere? I Paesi del Medio Oriente hanno ancora fondi per investire negli Stati Uniti?

华尔街见闻华尔街见闻2026/03/29 05:47
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Per:华尔街见闻

I funzionari dei Paesi del Golfo hanno lanciato un’accorata richiesta a Miami: "Mantenete la calma, continuate a investire", ma i segnali trasmessi in privato sono tutt’altro che rassicuranti. Il prolungarsi della guerra sta erodendo la resilienza economica del Medio Oriente e stanno aumentando i dubbi esterni sulla capacità dei fondi sovrani del Golfo di mantenere il proprio ritmo di investimenti negli Stati Uniti.

Questa settimana si è tenuto il summit "Future Investment Initiative Priority Miami", sostenuto dall’Arabia Saudita. Nel discorso di apertura, Yasir al-Rumayyan, presidente del Public Investment Fund (PIF) saudita, ha quasi evitato di menzionare la guerra, concentrandosi invece sul fatto che i fondamentali economici dell’Arabia Saudita sono solidi e che il portafoglio di investimenti è diversificato.

Tuttavia, secondo quanto riportato dal Financial Times britannico domenica, le persone che hanno incontrato privatamente i funzionari del Golfo hanno riferito che l’atmosfera è molto più preoccupante rispetto a quella mostrata in pubblico—alcuni funzionari avvertono che se la guerra si prolungherà oltre aprile, l’impatto sull’economia saudita e sulla capacità di investire all’estero sarà ancora maggiore.

Il ministro delle finanze saudita Mohammed al-Jadaan ha ammesso pubblicamente che le conseguenze economiche del conflitto "sono più gravi rispetto al periodo post Covid-19" e ha dichiarato che, se la situazione dovesse continuare, gli effetti si approfondiranno ulteriormente. Nel frattempo, il traffico quasi fermo nello Stretto di Hormuz ha già imposto una battuta d’arresto su vari settori delle materie prime, tra cui petrolio, prodotti raffinati, fertilizzanti, alluminio e prodotti chimici, portando il prezzo del petrolio ai livelli più alti dal luglio 2022 e mettendo sotto pressione i mercati azionari globali.

Discrepanza tra dichiarazioni ufficiali e sentimenti privati

Durante il summit, i funzionari dei tre Paesi del Golfo—Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti—hanno pubblicamente sottolineato unità e resilienza, cercando con ogni sforzo di trasmettere messaggi di stabilità al mondo degli affari statunitense. al-Rumayyan ha affermato che il PIF "misura i ritorni su dieci anni, non su base trimestrale", ribadendo l’impegno verso investimenti globali.

Tuttavia, secondo le cronache, il tono in ambito privato è ben diverso. Un importante banchiere di Miami ha dichiarato: "La pressione sui qatarioti è superiore a quanto previsto, non potranno resistere a lungo. Lo stesso vale per Abu Dhabi."

Nonostante Mohamed Alabbar, fondatore dell’azienda immobiliare di Dubai Emaar, abbia trasmesso fiducia tramite una videochiamata, gli ospiti del summit hanno percepito chiaramente un’ansia volutamente repressa.

Pressioni sull’economia mediorientale e dubbi sulle capacità d’investimento

Le conseguenze della guerra sull’economia del Golfo non si limitano alla volatilità del prezzo del petrolio. al-Jadaan ha sottolineato che la quasi chiusura dello Stretto di Hormuz ha già avuto un impatto grave su prodotti raffinati, fertilizzanti, alluminio e petrolchimico, mostrando effetti che superano perfino le pressioni economiche della ripresa post pandemica.

In questo contesto, si inizia a rivalutare la capacità dei fondi sovrani del Golfo di investire all’estero. Il PIF ha già investito profondamente nel mercato statunitense, detenendo quote in Uber, Blackstone e partecipando all’acquisizione di Electronic Arts nonché finanziando la tratta da 110 miliardi di dollari di Paramount per acquistare Warner Bros Discovery.

Secondo il Financial Times, un partecipante giunto appositamente dal Medio Oriente ha detto: "Al momento tutto sembra invariato, ma se la situazione si evolvesse verso una scelta tra tutelare il proprio paese o sostenere una transazione videoludica, la scelta sarebbe chiara—gli impegni attuali potrebbero essere rinviati o annullati."

Sostegno e preoccupazioni degli investitori

Al summit, l’atteggiamento degli investitori americani è apparso altamente diversificato. Alcuni sono ottimisti. Bill Ford, presidente di General Atlantic, ha dichiarato che se si raggiungesse un accordo di pace, Iran, Israele e il Gulf Cooperation Council potrebbero formare una più ampia zona economica mediorientale—"sarebbe una destinazione d’investimento estremamente attraente".

Tuttavia, altri esperti finanziari hanno espresso apertamente le loro preoccupazioni. Un investitore che ha votato per Trump ha detto che "non ci sono segnali chiari che Trump sappia come finirà questa guerra". Un altro leader del mondo degli affari ha criticato il governo per non aver valutato sufficientemente il costo economico delle operazioni contro l’Iran, affermando che il rialzo dei prezzi delle materie prime e il calo del mercato azionario "non potranno durare a lungo".

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Esclusione di responsabilità: il contenuto di questo articolo riflette esclusivamente l’opinione dell’autore e non rappresenta in alcun modo la piattaforma. Questo articolo non deve essere utilizzato come riferimento per prendere decisioni di investimento.

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