Il petrolio greggio WTI scende sotto i 95 mentre il premio di rischio Iran si raffredda
Il WTI crude è sceso di oltre il 3% lunedì, aprendo vicino a 100,00 prima di subire vendite durante la sessione fino a chiudere sotto i 95,00 al barile. La candela ribassista del giorno, che si è aperta al massimo e ha chiuso nella metà inferiore del suo range, riflette una diminuzione dell'impulso di acquisti dettati dal panico che aveva spinto il prezzo sopra 113,00 la scorsa settimana. Da quel massimo, il prezzo ha registrato una serie di chiusure giornaliere più basse, sebbene la tendenza generale rimanga nettamente elevata rispetto ai livelli precedenti alla chiusura dello Stretto di Hormuz.
La chiusura dello Stretto di Hormuz, innescata dall'operazione militare USA-Israele contro l'Iran, ha rimosso quasi da un giorno all'altro circa il 20% dell'offerta globale di petrolio trasportato via mare, alimentando il rally quasi verticale dal breakout di metà febbraio vicino a 65,00.
In assenza di una tempistica chiara per la riapertura dello stretto e con le petroliere costrette a percorsi più lunghi che allungano i tempi di consegna, lo shock dell'offerta rimane il principale motore fondamentale. Le notizie secondo cui la Casa Bianca sta valutando un rilascio coordinato dalle Strategic Petroleum Reserve (SPR) hanno esercitato una certa pressione al ribasso sui margini, sebbene i trader sembrino scettici sul fatto che ciò possa davvero compensare l'interruzione.
Dal lato della domanda, i prezzi elevati iniziano a sollevare preoccupazioni di distruzione della domanda, in particolare tra gli importatori asiatici. La Commissione Nazionale per lo Sviluppo e la Riforma della Cina ha annunciato l'intenzione di attingere alle riserve statali invece di acquistare a pronti, mentre l'India ha accelerato i colloqui con produttori alternativi del Medio Oriente al di fuori del corridoio dello stretto. Queste dinamiche stanno costituendo un tetto al rally, anche se persiste il sottostante shock sull'offerta.
Grafico giornaliero WTI
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