Il caos politico in Francia colpisce l’euro, le scommesse ribassiste degli hedge fund raggiungono il massimo da oltre sei anni.
Con l'instabilità politica in Francia che persiste, portando inquietudine nei mercati obbligazionari europei e trascinando al ribasso l'euro, gli hedge fund stanno aumentando le scommesse al ribasso sulla valuta europea.
Secondo quanto riportato da Zhihui Finance APP, mentre la situazione politica in Francia rimane turbolenta, provocando incertezza sul mercato obbligazionario europeo e trascinando al ribasso l’euro, gli hedge fund stanno rafforzando le posizioni short sulla moneta unica. I dati più recenti mostrano che le posizioni nette corte sull’euro detenute dai fondi a leva hanno raggiunto il livello più alto da marzo 2020, riflettendo un ulteriore peggioramento del sentiment speculativo sulle prospettive dell’euro.
Secondo i dati pubblicati venerdì dalla Commodity Futures Trading Commission (CFTC) degli Stati Uniti e raccolti da Bloomberg, nella settimana fino al 20 ottobre, le posizioni short detenute dagli operatori a leva sull’euro ammontavano a circa 11,8 miliardi di euro (circa 13,2 miliardi di dollari). Nello stesso periodo, le posizioni nette corte sull’euro sono aumentate di 1.305 contratti, raggiungendo un totale di 94.138 contratti, segnando il valore più elevato da marzo 2020.

Durante l’aumento delle posizioni short sull’euro, il rischio fiscale e politico francese sta diventando il centro dell’attenzione dei mercati finanziari europei.
Nel corso di questo mese, a causa dello stallo dei parlamentari francesi su come affrontare l’elevato debito pubblico, il mercato obbligazionario francese è rimasto sotto pressione. Nel frattempo, le proteste scoppiate sul tema del costo della vita hanno ulteriormente aggravato le tensioni politiche, con alcuni manifestanti che sono entrati in conflitto con la polizia. Il governo francese si sta preparando ad ulteriori scontri che potrebbero verificarsi nel fine settimana. L’incertezza sulla situazione francese non solo aumenta le preoccupazioni degli investitori sulle prospettive fiscali del Paese, ma esercita anche pressioni sulla propensione al rischio dell’intero mercato europeo.
Di fatto, gli speculatori hanno mantenuto posizioni nette corte sull’euro sin da febbraio di quest’anno e la recente instabilità politica e fiscale francese ha rafforzato questa tendenza. Il mercato teme che il rischio politico in Francia possa ostacolare la crescita economica europea e aumentare l’incertezza sulle scelte future della politica monetaria della Banca Centrale Europea.
Con la crescita economica sotto pressione, gli investitori hanno cominciato a riconsiderare se la BCE aumenterà ulteriormente i tassi d’interesse e di quanto. Questo ha alimentato le preoccupazioni che il differenziale dei tassi d’interesse tra Europa e Stati Uniti possa ampliarsi ulteriormente, esercitando così pressioni aggiuntive sull’euro.
Se la possibilità di ulteriori rialzi da parte della BCE sarà limitata dalla debolezza economica, mentre i tassi americani rimarranno relativamente elevati, l’appeal dell’euro rispetto al dollaro potrebbe ulteriormente indebolirsi. A livello valutario, l’euro si è nuovamente indebolito contro il dollaro questa settimana. In precedenza, la moneta unica aveva interrotto una serie di cinque settimane consecutive di ribassi, ma l’instabilità politica francese e l’incertezza sulle prospettive economiche europee hanno riportato l’euro sotto pressione. Fino a venerdì, l’euro ha registrato un calo di circa lo 0,4% contro il dollaro nell’arco della settimana.
In generale, la turbolenza politica in Francia, i rischi fiscali e l’incertezza sulle politiche future della BCE stanno congiuntamente comprimendo la performance dell’euro. Con le posizioni nette corte dei fondi a leva al massimo da oltre sei anni, la cautela degli operatori sulle prospettive economiche europee e sull’andamento dell’euro appare sempre più evidente.
In futuro, i progressi nella risoluzione dei problemi fiscali francesi e le decisioni della BCE su come bilanciare la politica monetaria tra rallentamento della crescita e pressione inflazionistica saranno fattori chiave nel determinare l’andamento dell’euro.
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