Evento raro in 25 anni! Il rendimento dei Treasury USA a 10 anni supera il rendimento da utili dell'S&P 500
Il rendimento dei titoli di Stato statunitensi a 10 anni ha superato il 5%, rendendo le obbligazioni relativamente più attraenti rispetto alle azioni come mai negli ultimi 25 anni. Attualmente, il rendimento degli utili azionari, misurato come l'inverso del rapporto P/E dello S&P 500, è inferiore al rendimento dei titoli di Stato USA a 10 anni, creando una chiara pressione sulle azioni in termini di rendimento. Il modello Shiller avverte che, nei prossimi dieci anni, lo S&P 500 potrebbe superare le obbligazioni di appena circa l’1% all'anno. Il paradigma d'investimento degli ultimi vent'anni, che privilegiava le azioni rispetto alle obbligazioni, è ufficialmente giunto al termine.
Il differenziale dei rendimenti tra obbligazioni e azioni si è invertito raggiungendo, negli ultimi 25 anni, un livello strutturalmente più favorevole alle obbligazioni, costringendo gli investitori a rivedere la logica dell’allocazione degli asset.
Il rendimento dei Treasury USA a 10 anni ha superato il 5%, rendendo le obbligazioni più attraenti rispetto alle azioni come non accadeva da circa 25 anni. Il rendimento degli utili delle azioni, misurato dall’inverso del rapporto prezzo/utili dell’indice S&P 500, è attualmente inferiore al rendimento dei Treasury USA a 10 anni, il che significa che le obbligazioni esercitano una pressione significativa sulle azioni in termini di rendimento.
Questa situazione rappresenta una potenziale pressione al ribasso per il mercato azionario. Secondo il modello di rendimento extra-CAPE aggiustato per il ciclo elaborato dall’economista della Yale University Robert Shiller, nei prossimi dieci anni l’indice S&P 500 potrebbe superare il rendimento delle obbligazioni solo di circa l’1% l’anno. La tolleranza degli investitori verso le aspettative sugli utili aziendali si è notevolmente ridotta.

Gli investitori nelle obbligazioni a lunga scadenza subiscono forti perdite e sono evidenti segni di scoppio della bolla
Gli elevati rendimenti sono in una certa misura un riflesso della resilienza dell’economia: il mercato azionario americano è vicino ai massimi storici, l’economia USA supera le aspettative e l’impatto dell’aumento dei tassi d’interesse a lungo termine non si è ancora pienamente manifestato a livello macroeconomico.
Tuttavia, coloro che sono stati colpiti per primi sono gli investitori che avevano scommesso sulle obbligazioni a lungo termine. Prendendo come riferimento l’ETF TLT che replica i Treasury USA di durata pari o superiore a 20 anni, questa categoria di investitori ha già subito pesanti perdite.
Guardando al passato, il mercato obbligazionario rialzista nato dall’inflazione bassa e dagli interventi governativi nel decennio successivo alla crisi, insieme all’improvviso balzo dei prezzi durante la pandemia, a posteriori rivela le caratteristiche tipiche di una bolla degli asset.
Le regole di mercato dimostrano che lo scoppio di una bolla spesso segna l’inizio di una nuova occasione di acquisto. Oggi, con un rendimento superiore al 5% sui Treasury decennali, siamo a livelli rari da decenni: il valore allocativo delle obbligazioni è stato sostanzialmente rivalutato.
Il paradigma della curva invertita termina: vent’anni di supremazia azionaria sono finiti
Finora la visione ortodossa del mercato prevedeva che le azioni, in virtù delle loro prospettive di crescita, dovessero godere di una valutazione premium rispetto alle obbligazioni, dunque con un rendimento degli utili più basso rispetto a quello delle obbligazioni.
Tuttavia, negli oltre vent’anni successivi alla crisi finanziaria globale, questa logica è stata completamente sovvertita: il rendimento degli utili delle azioni è stato a lungo superiore a quello delle obbligazioni, rendendo le azioni l’asset dominante indiscusso.
Oggi questo paradigma si è nuovamente invertito. Confrontando il rendimento degli utili azionari con quello dei Treasury USA a 10 anni, l’attrattività relativa delle obbligazioni è ritornata ai livelli di circa 25 anni fa.
Questo comporta che, anche se il rapporto prezzo/utili delle azioni si è ridotto per assorbire il rendimento obbligazionario più elevato, le prospettive del mercato azionario restano sotto pressione.
Il modello Shiller lancia un segnale d’allarme, ma occorre tenere conto anche dei suoi limiti storici
L’indicatore di rendimento extra-CAPE di Robert Shiller prevede il rendimento addizionale delle azioni per il prossimo decennio confrontando il rendimento reale degli utili aggiustato per il ciclo con quello dei Treasury USA a 10 anni.
I dati storici mostrano che questo indicatore ha avuto una significativa capacità predittiva sui rendimenti extra delle azioni per il prossimo decennio, mentre il dato attuale indica che l’indice S&P 500 supererà le obbligazioni di circa l’1% l’anno nei prossimi dieci anni.
Tuttavia, negli ultimi anni la precisione predittiva del modello è diminuita: la performance reale del mercato azionario ha di gran lunga superato le aspettative, probabilmente anche a causa del persistente intervento delle politiche di sostegno.
Nonostante ciò, il segnale centrale resta chiaro: il valore alternativo delle obbligazioni è oggi il più alto da una generazione. In questo contesto, gli investitori devono valutare le previsioni di crescita degli utili dell’S&P 500 secondo criteri più rigorosi, poiché nel momento in cui i profitti aziendali deludessero le attese, il mercato obbligazionario non offrirebbe più alcun margine di compensazione.
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