Basent "salvare i Treasury USA" significa "abbandonare il dollaro", Citi: fortemente rialzista sull’oro!
La politica valutaria coordinata USA-Giappone promossa dal Segretario al Tesoro Beccente sta inserendo “il salvataggio dei Treasury USA” e “la rinuncia alla forza del dollaro” all’interno dello stesso quadro di sicurezza economica. Secondo Citi, l’intenzione di svalutare il dollaro da parte delle autorità statunitensi è ormai emersa a livello politico, rafforzando ulteriormente la logica di rivalutazione dell’oro come asset di riserva non sovrano.
Secondo Trade Desk, un report sul forex giapponese pubblicato da Citi il 19 agosto sottolinea come il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti e il Ministero delle Finanze giapponese stiano formando una sorta di “alleanza valutaria” informale: l’azione principale consiste nell’intervenire congiuntamente sul mercato delle valute, acquistando yen. Lo stratega forex Osamu Takashima ha scritto che il primo atto dell’“alleanza valutaria” USA-Giappone è stato l’intervento del Tesoro USA nella vendita dell’euro contro lo yen.
Il segnale di mercato di questa azione è chiaro: lo yen riceve sostegno politico, il rafforzamento del dollaro viene volontariamente ceduto, la coppia euro/yen diventa la nuova fonte di rischio e la struttura di durata dei Treasury statunitensi potrebbe allungarsi. Per gli investitori, ciò implica una rivalutazione dei prezzi di valute, obbligazioni e asset di riserva.
In questo quadro, l’oro rappresenta la direzione rialzista più chiara secondo Citi. Con la fiducia verso il dollaro diluita a livello politico, il sistema di riserve dipende meno da una singola valuta sovrana e l’oro vede il suo valore come asset non sovrano nuovamente rivalutato. Rispetto alle dinamiche politiche attorno a yen, euro e Treasury USA, la logica dell’oro è più diretta.
USA-Giappone insieme acquistano yen: nella prima fase nessun contraccolpo dai mercati
Il report sottolinea come, dopo il recente intervento coordinato, i mercati azionari e obbligazionari statunitensi e giapponesi non abbiano registrato reazioni negative immediate. Questo rafforza la convinzione delle autorità nell’acquistare ulteriormente yen.
Per il Giappone, salvaguardare la credibilità dello yen è ormai una questione nazionale. Atsushi Mimura, vice funzionario agli affari internazionali del Ministero delle Finanze giapponese, ha definito questa mossa come il culmine dell’‘alleanza valutaria’ USA-Giappone. Il coinvolgimento del Segretario al Tesoro Beccente dà maggiore autorità politica a questa azione difensiva sul cambio.
Il fatto che il primo intervento non sia stato immediatamente smentito dai mercati abbassa la soglia per futuri interventi. Se lo yen tornerà sotto pressione, è probabile che USA e Giappone lo acquistino di nuovo.
“Rinunciare alla forza del dollaro” in cambio dei Treasury statunitensi e del quadro di sicurezza economica
La valutazione principale è che Beccente sta integrando la politica valutaria nella strategia di sicurezza economica nazionale USA. Il dollaro non riflette più solo differenziali di rendimento e aspettative di crescita, ma si trasforma in uno strumento politico.
Questo quadro si collega ai 550 miliardi di dollari del piano di investimento strategico giapponese negli USA. Secondo il report, le imprese giapponesi investiranno in progetti statunitensi tramite veicoli speciali creati con la Japan Bank for International Cooperation e simili. I flussi di cassa saranno ripartiti equamente (50%-50%) fino all’estinzione del debito, e successivamente 90% agli USA, 10% al Giappone.
Questa struttura è differente dal Mar-a-Lago Accord di Stephen Miran, ma ci sono punti in comune: utilizzo dello strumento FIMA per intervenire sulle vendite di dollari e incentivare i paesi detentori di riserve in USD ad aumentare la durata dei loro Treasury statunitensi.
Questa è la connessione tra “salvataggio dei Treasury USA” e “abbandono della forza del dollaro”. Se i paesi di riserva sono guidati a estendere la durata dei Treasury, la struttura del mercato obbligazionario USA cambierà; nel contempo, la forza del dollaro viene sacrificata per garantire alleanze di sicurezza economica più solide e migliori condizioni di finanziamento, con conseguente aumento del rischio di volatilità per la parte lunga dei Treasury.
L’oro come asset che più beneficia direttamente
Nella valutazione degli asset, l’oro viene definito come “fortemente rialzista”. La logica principale non è la protezione a breve termine, bensì una rivalutazione strutturale degli asset di riserva non sovrani, dato che la fede nel dollaro viene diluita in modo deliberato.
Se il dollaro viene depreciato intenzionalmente, l’appeal a lungo termine degli asset tradizionali in USD deve essere valutato nuovamente. I Treasury necessitano di maggior sostegno sulla durata lunga, mentre la politica valutaria serve obiettivi di sicurezza economica più ampi. In questo contesto, gli investitori tenderanno a privilegiare asset non legati a una singola sovranità.
L’oro è al centro di questa dinamica. Lo yen è supportato da interventi, l’euro rischia un intervento sulla EURJPY, la volatilità dei Treasury potrebbe aumentare e il dollaro resta tendenzialmente debole; di conseguenza, l’oro segue il trend della ristrutturazione delle riserve e della diminuzione della fiducia nel dollaro.
La conclusione di Citi è molto diretta: la volontà politica di svalutare il dollaro è confermata, e la posizione rialzista sull’oro si rafforza ulteriormente.
La coppia EURJPY nuovo campo di battaglia, tra 185 e 186 la zona di attenzione chiave
Particolarità di questo intervento: il Tesoro USA ha iniziato dall’euro contro lo yen. La vendita di EURJPY ristruttura la composizione delle valute detenute dal fondo di stabilizzazione USA e può essere vista come uno spostamento temporaneo da un euro sopravvalutato a uno yen sottovalutato.
L’area di trigger chiave è tra 185 e 186 yen/euro. Lo scorso mese, l’intervento USA è avvenuto in corrispondenza del rimbalzo di EURJPY verso quota 185. È chiaro che le autorità non possono tollerare ulteriori salite dell’euro contro lo yen.
Anche il Ministero delle Finanze giapponese potrebbe seguire con interventi su EURJPY. Se di dimensioni limitate, l’Europa potrebbe accettare questo approccio. Christine Lagarde, attuale presidente della BCE, nelle sue precedenti esperienze all’IMF ha vissuto l’importante ruolo del Ministero delle Finanze giapponese durante la crisi europea degli anni 2010, il che lascia spazio ad interventi di portata ridotta.
Il campo di battaglia principale rimane comunque USDJPY. Se la situazione si aggrava, le autorità USA e giapponesi potrebbero usare strumenti come il FIMA per comprare yen, con l’obiettivo di riportare EURJPY ai recenti minimi sotto quota 180 yen/euro.
Il TOPIX determina la finestra d’intervento: la posizione dell’indice azionario diventa variabile chiave nel forex
Quest’anno la debolezza dello yen è stata causata in gran parte dal rally azionario giapponese, con investitori locali e stranieri che vendono yen come copertura. Più salgono le azioni, più è facile continuare a vendere yen come hedging, e più facilmente il mercato assorbe interventi di acquisto di yen.
Di conseguenza, la finestra di intervento è strettamente associata alla posizione del mercato azionario giapponese. L’ultimo intervento è avvenuto quando il TOPIX ha rotto la media mobile a 21 giorni restando però sostenuto da quella a 100 giorni. Questa situazione segnala un raffreddamento degli impulsi di breve, senza che le attività rischiose siano ancora in svendita generalizzata.
Per futuri interventi, probabilmente verranno scelti momenti con condizioni tecniche simili. Per gli investitori, seguire lo yen non significa solo osservare USDJPY ed EURJPY, ma anche monitorare se il TOPIX torna nella “zona intermedia” tra media 21 e 100 giorni.
L’ombra del 1998 spinge Beccente ad agire in anticipo
Il report cita le opinioni di Beccente secondo cui la debolezza dello yen fu una delle cause della crisi valutaria asiatica degli anni ’90. Prevenire proattivamente il ripetersi di simili rischi è una ragione importante della partecipazione USA nell’attuale intervento coordinato.
Durante la crisi finanziaria giapponese del 1998, l’allora Segretario al Tesoro Robert Rubin rifiutò un’azione coordinata. Successivamente, la crisi di Long-Term Capital Management innescò violente turbolenze e l’USDJPY scese da circa 147 a 108 in sei mesi.
Questa esperienza rafforza la prudenza politica di Beccente. Il report ipotizza che Beccente sia probabilmente il principale promotore dell’attuale intervento congiunto, mentre Trump lo descrive come un “segnale d’amicizia” verso il Giappone.
Per il governo guidato da Koichi in Giappone, questo è anche un segnale politico dagli USA: la politica reflazionista deve essere moderata e la credibilità dello yen non può andare fuori controllo.
Il mercato ora osserva tre direttrici: yen, Treasury lunghi, oro
Nel breve termine, il mercato guarda a due appuntamenti politici: il simposio economico di Jackson Hole dal 27 al 29 agosto e l’incontro G7/G20 dei ministri finanziari e banchieri centrali dal 31 agosto all’1 settembre ad Asheville. Citi spiega che seguirà più attentamente le informazioni diffuse da USA, Giappone ed Europa.
A livello operativo, la checklist è breve: se EURJPY testerà l’area 185-186, se USDJPY resterà il campo di battaglia principale, se il TOPIX romperà nuovamente la media mobile a 21 giorni ma terrà quella a 100 giorni.
Anche le implicazioni sugli asset sono chiare. Lo yen è sostenuto dall’intervento USA-Giappone, l’euro deve temere rischi di intervento su EURJPY, il dollaro rimane mediamente debole e il rischio di volatilità sui Treasury a lunga durata USA cresce. L’oro, invece, è il principale beneficiario di questo quadro politico.
Con la rinuncia volontaria alla forza del dollaro, la ristrutturazione delle durate dei Treasury e la politica valutaria alla base della sicurezza economica, il valore strategico dell’oro come allocazione sale ancora. Il giudizio di Citi “fortemente rialzista sull’oro” riflette in modo concentrato questo cambiamento.
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