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Più grave dell'embargo petrolifero del 1973! La guerra in Iran causa una perdita di oltre 14 milioni di barili al giorno, superando di gran lunga le tre principali crisi storiche.

Più grave dell'embargo petrolifero del 1973! La guerra in Iran causa una perdita di oltre 14 milioni di barili al giorno, superando di gran lunga le tre principali crisi storiche.

金融界金融界2026/07/04 01:59
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Per:金融界

Secondo una stima di Reuters basata sui dati dell'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA), dell'OPEC e del Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti (IEA), la guerra in Iran ha causato il più grande shock di approvvigionamento di petrolio mai registrato in un solo giorno; tuttavia, considerando le perdite cumulate di approvvigionamento, la rivoluzione iraniana del 1979 resta la più grave crisi petrolifera della storia.

L'attuale guerra tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran ha portato ancora una volta il mercato a paragonare questa crisi all'embargo petrolifero arabo del 1973, alla rivoluzione iraniana del 1979 e alla guerra del Golfo del 1991. La differenza sta nel fatto che questa volta il shock non ha colpito solo il petrolio greggio, ma ha influenzato simultaneamente anche la fornitura di gas naturale, prodotti raffinati e fertilizzanti, evidenziando i profondi cambiamenti nella struttura del commercio energetico globale avvenuti negli ultimi decenni.

Uno shock energetico diverso dal passato

Rispetto alle numerose crisi petrolifere storiche, l'impatto della guerra in Iran è stato più esteso.

Le crisi petrolifere precedenti erano concentrate principalmente sull’interruzione dell’approvvigionamento di petrolio greggio, mentre questa crisi ha colpito al tempo stesso il petrolio greggio, il gas naturale, i carburanti raffinati e i fertilizzanti, mettendo in luce la crescita continua della domanda globale di energia, la forte globalizzazione delle catene commerciali e la vulnerabilità derivante dall’aumentato ruolo della regione mediorientale nella fornitura di prodotti raffinati.

Gli shock petroliferi degli anni '70 hanno lasciato profonde cicatrici sull'economia globale e hanno ridefinito il quadro politico delle principali nazioni importatrici di energia. Come risposta, venne fondata l'Agenzia Internazionale dell'Energia, incaricata di fornire raccomandazioni sulla sicurezza energetica ai Paesi industrializzati e di coordinare le riserve strategiche di emergenza.

Di fronte all’attuale crisi, l’Agenzia Internazionale dell’Energia ha già liberato una quantità record di 400 milioni di barili di riserve strategiche al fine di stabilizzare il mercato e compensare la perdita di approvvigionamenti dal Medio Oriente.

Perdita giornaliera di oltre 14 milioni di barili, un valore molto superiore alle crisi storiche

L'Agenzia Internazionale dell’Energia ha dichiarato che, durante il picco della crisi, la perdita di approvvigionamento ha superato i 14 milioni di barili al giorno, pari a circa il 13,6% della domanda globale prevista per quest’anno, ossia 103,3 milioni di barili/giorno.

Questa cifra è di gran lunga superiore a quelle delle principali crisi energetiche del passato. Secondo i dati IEA, durante l'embargo petrolifero arabo del 1973-1974 la perdita massima di approvvigionamento fu di 4,5 milioni di barili al giorno; durante la rivoluzione iraniana del 1979 arrivò a 5,6 milioni di barili/giorno; durante la guerra del Golfo del 1991 si registrò una perdita di 4,3 milioni di barili/giorno.

Anche il mercato del gas naturale ha subito un duro colpo. Il conflitto ha causato il blocco di circa un quinto della capacità globale di gas naturale liquefatto (LNG) del Qatar. Per confronto, negli anni '70, durante le crisi petrolifere, il commercio globale di LNG era quasi trascurabile e il Qatar è diventato esportatore di LNG solo nel 1996.

L’impatto si è esteso anche al mercato dei prodotti raffinati. L'arresto delle raffinerie nella regione del Golfo ha provocato una carenza di diesel e carburante per aviazione. Negli ultimi decenni, le grandi raffinerie costruite nel Golfo sono diventate una fonte fondamentale per i mercati di Africa, Europa e Asia.

Secondo le stime di Argus Media, il conflitto ha tolto dal mercato circa 24 milioni di tonnellate di LNG provenienti da Qatar e Emirati Arabi Uniti. In base ai dati IEA, con un commercio globale di circa 428 milioni di tonnellate di LNG previsto per il 2025, ciò rappresenta circa il 5,6% della fornitura annuale globale di LNG.

Perdita cumulata di circa 1,5 miliardi di barili, ma ancora inferiore alla rivoluzione iraniana del 1979

Considerando la durata e la perdita cumulata, questa crisi ha già superato l'embargo petrolifero del 1973 e la guerra del Golfo del 1991, ma rimane inferiore alla rivoluzione iraniana del 1979.

Secondo il rapporto IEA pubblicato il 13 maggio, la perdita cumulata per i Paesi produttori del Golfo superava già 1 miliardo di barili. Se si aggiungono le perdite dei 35 giorni dell’accordo provvisorio tra Stati Uniti e Iran dal 14 maggio al 17 giugno (14 milioni di barili/giorno), secondo i calcoli Reuters la crisi attuale ha rimosso dal mercato circa 1,5 miliardi di barili di petrolio.

Anche se l’accordo provvisorio ha portato alla fine della guerra, le interruzioni negli approvvigionamenti si prevede possano durare ancora diversi mesi; gli effetti sul gas naturale potrebbero addirittura protrarsi per anni.

In confronto, durante la rivoluzione iraniana del 1979, anche se la perdita giornaliera fu inferiore all’attuale crisi, la durata fu molto più lunga e l’impatto complessivo ben maggiore. Il Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti stima che tra il 1978 e il 1981 la produzione di petrolio in Iran si sia ridotta di una media di 3,9 milioni di barili/giorno, per una perdita complessiva di circa 4,3 miliardi di barili in tre anni.

I dati OPEC mostrano che la produzione di petrolio iraniano scese ulteriormente a 1,47 milioni di barili al giorno nel 1980. Rispetto ai livelli del 1978, le perdite cumulate del 1979 e 1980 hanno superato i 2,7 miliardi di barili, ancora superiori alle perdite registrate fino ad ora nell’attuale crisi.

Perdite più contenute durante l’embargo del 1973 e la guerra del Golfo del 1991

Durante l'embargo petrolifero arabo del 1973-1974, i paesi produttori aumentarono progressivamente i tagli fino a raggiungere una riduzione massima di 4,5 milioni di barili al giorno in tre mesi. Secondo i calcoli Reuters, l’embargo ha tolto dal mercato circa 530-650 milioni di barili di petrolio, significativamente meno rispetto all’attuale guerra in Iran.

La guerra del Golfo del 1991 portò a un’interruzione della produzione di petrolio per circa quattro mesi: una perdita totale di circa 516 milioni di barili, supponendo una media di 4,3 milioni di barili al giorno, anch’essa inferiore all’attuale crisi.

In sintesi, la guerra in Iran rappresenta lo shock energetico di maggior portata in termini di perdita giornaliera di approvvigionamento, e il suo impatto si estende ben oltre le tradizionali crisi petrolifere, coinvolgendo mercati come il greggio, LNG, diesel, carburante per aviazione e fertilizzanti. Tuttavia, se valutata secondo le perdite cumulative, la rivoluzione iraniana del 1979 rimane la crisi petrolifera più grave nella storia moderna dell’energia.

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