Bitcoin funge da "barometro" geopolitico, il mercato di lunedì potrebbe assistere a un ritorno dell'appetito per il rischio?
Il rimbalzo a V di bitcoin dopo l’escalation improvvisa della situazione in Medio Oriente viene interpretato da alcuni operatori di mercato come un segnale positivo per l’apertura degli asset rischiosi globali di lunedì.
Peter Tchir, strategist di Academy Securities, ha dichiarato nel suo report che, in quanto unico asset rischioso negoziabile nel fine settimana, bitcoin è da sempre il barometro del sentiment di mercato, e il suo rimbalzo indica che la propensione al rischio si sta ripristinando. Nel frattempo, il prezzo del petrolio ha già scontato parte del rischio geopolitico, offrendo ulteriore supporto all’apertura di lunedì con una modalità risk-on.
Con l’evoluzione della situazione tra Stati Uniti e Iran, bitcoin ha vissuto un’inversione da “forte calo” a “forte rialzo”. Dopo la notizia dell’attacco aereo israeliano sull’Iran, gli asset digitali sono crollati bruscamente, ma il mercato si è rapidamente invertito al rialzo quando i media ufficiali iraniani hanno confermato la morte di Khamenei. Bitcoin non solo ha recuperato il terreno perso, ma è salito anche oltre i livelli precedenti all’inizio del conflitto.
Secondo quanto riportato dal notiziario della Televisione Centrale Cinese, il leader supremo dell’Iran Khamenei è stato ucciso la mattina del 28 febbraio. Secondo Israele, Khamenei e i suoi alti collaboratori, tra cui il segretario del Consiglio di Difesa iraniano Ali Shamkhani e il comandante in capo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica Mohammad Pakpour, sono tutti morti durante il raid aereo.
Nel report si afferma che, egli è ottimista riguardo un’apertura di lunedì in modalità “risk-on”. Ha sottolineato che il prezzo del petrolio è passato da circa 60 dollari al barile a fine anno scorso ai 72 dollari di venerdì scorso, e che parte del premio di rischio legato al conflitto è già stato scontato dal mercato. Inoltre, dopo il duro colpo alla leadership iraniana, la logica di confronto strategico si è interrotta—“ora è il momento di cercare una chiusura dignitosa”.
Il ruolo di bitcoin come “barometro”
Il report afferma che, questa è la terza volta negli ultimi anni che bitcoin agisce in tempo reale come barometro del sentiment di mercato durante un importante conflitto in Medio Oriente avvenuto nel weekend: la reazione iniziale è sempre stata un crollo, ma questa volta il rimbalzo è stato completamente diverso.
Il 13 aprile 2024, l’Iran ha lanciato una grande quantità di droni suicidi contro Israele; anche questo conflitto è avvenuto nelle prime ore di sabato, durante la chiusura dei mercati globali, e la prima reazione di bitcoin è stata un violento calo.
Dal 21 al 22 giugno 2025, l’“Operazione Midnight Hammer” ha visto bombardieri B-2 trasportare bombe penetranti giganti e distruggere tre impianti nucleari: Fordow, Natanz e Isfahan; anche questa volta, l’evento è accaduto sabato mattina e bitcoin ha subito un altro crollo immediato.
La differenza chiave rispetto ai due episodi precedenti è che: questa volta bitcoin, dopo il crollo iniziale, ha registrato un rimbalzo significativo, chiudendo infine a un prezzo superiore rispetto a prima dell’evento. Nel report, questa dinamica viene interpretata come un segnale di “risk-on”.
Il prezzo del petrolio ha già scontato parte del rischio di conflitto
Il mercato dell’energia è la variabile chiave per valutare l’impatto macroeconomico di questa tornata di conflitti. Lo strategist di Academy Securities Peter Tchir ha analizzato nel report le molteplici logiche dietro il prezzo del petrolio:
Innanzitutto, il rischio è stato in parte già prezzato. Il Brent è passato da circa 60 dollari al barile a fine anno scorso a 72 dollari venerdì scorso; questo aumento è dovuto sia alla domanda energetica invernale negli Stati Uniti sia a un certo premio di rischio legato al conflitto. Questo significa che, dopo l’apertura di lunedì, le “cattive notizie” già incorporate nel prezzo del petrolio sono in gran parte scontate.
In secondo luogo, le rotte di approvvigionamento non sono state interrotte. Tchir sottolinea che, al momento, non ci sono segnali che lo Stretto di Hormuz o altre rotte chiave per il trasporto di petrolio siano bloccate. Afferma: se c’è una possibilità di de-escalation senza compromettere il traffico, questo è il presupposto fondamentale affinché i prezzi del petrolio restino sotto controllo.
Infine, le scorte di riserva offrono un cuscinetto di sicurezza. Le principali nazioni consumatrici hanno riserve di petrolio abbondanti, e anche le scorte statunitensi sono piuttosto elevate. Pertanto, si prevede che un’interruzione dell’offerta di circa una settimana avrà un impatto limitato nel breve termine. Sulla base di queste considerazioni, Tchir prevede che i contratti spot possano raggiungere gli 80 dollari, ma non si aspetta grandi oscillazioni sulla curva forward.
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