Bitcoin scende brevemente sotto i 65.000 dollari e la paura raggiunge un record storico
Bitcoin si avvicina alla fine di febbraio sotto pressione, con il sentiment di mercato che raggiunge livelli storicamente bassi. I venditori prendono il controllo, le whale diventano attive e si moltiplicano i paragoni con il bear market del 2022. Dovremmo davvero aspettarci un ritorno a $50.000?
In breve
- Bitcoin è sceso sotto i $65.000 alla chiusura settimanale, con un minimo a $64.258.
- Il Crypto Fear & Greed Index ha raggiunto uno storico punteggio di 5/100, segno di paura estrema nel mercato.
- Le whale dominano gli afflussi sugli exchange, segnalando potenziali nuove massicce vendite.
- I dati on-chain replicano lo schema del bear market del 2022, con una preoccupante confluenza ribassista.
Bitcoin sotto i $65.000, pressione persistente
Domenica sera, alla chiusura settimanale, i venditori hanno preso il controllo. Il BTC/USD è rapidamente sceso sotto la soglia dei $65.000, toccando un minimo di $64.258 secondo i dati di TradingView.
Da allora, il prezzo ha tentato un lieve rimbalzo prima di scendere nuovamente. Al momento della scrittura, BTC viene scambiato a $64.560, confermando la persistenza della pressione di vendita, con un calo di quasi il 5% nell’arco della settimana.
Tra i trader, le opinioni divergono su cosa accadrà dopo. Castillo Trading vede questo ritracciamento come un’opportunità di ingresso long, puntando a un rimbalzo fino a $78.200, facendo affidamento sul point of control non coperto (nPOC) attorno a $64.979. BitBull, dal canto suo, menziona un target rialzista di $76.000 prima di un nuovo ritracciamento.
Ma non tutti vedono un quadro roseo. Il trader Roman resta fermamente ribassista: “Un aumento dei volumi mentre il prezzo scende è la definizione stessa di un forte trend ribassista.” Prevede un crollo verso la zona dei $50.000-$52.000.
I dati di CoinGlass confermano il nervosismo prevalente, con quasi 500 milioni di dollari in liquidazioni in 24 ore su tutto il mercato crypto.
Geopolitica, inflazione e whale: un cocktail esplosivo
Oltre ai grafici, è il contesto macro a preoccupare. I nuovi dazi annunciati da Donald Trump, combinati con le tensioni con l’Iran, stanno scuotendo tutti i mercati a rischio. I future sulle azioni statunitensi hanno aperto la settimana al ribasso e anche bitcoin non è stato risparmiato.
Il trader CrypNuevo riassume l’umore: “Incertezza ribassista.” Immagina uno “wick fill” sotto i $60.000, puntando a $61.000 entro due o tre settimane. L’imminente pubblicazione del Producer Price Index (PPI) di gennaio aggiunge ulteriore pressione; le ultime due letture hanno sorpreso al rialzo.
I segnali on-chain sono altrettanto preoccupanti. Su CryptoQuant, il contributor GugaOnChain rivela che l’“Exchange Whale Ratio” supera il 70%.
Storicamente, questo livello precede massicce vendite. Vecchie coin stanno tornando sulle piattaforme, mentre i detentori di breve periodo stanno subendo perdite. Il risultato: abbondante offerta, pochi acquirenti e un prezzo sotto pressione verso i $60.000.
L’indicatore AVWAP di CryptoQuant lancia un ultimo avvertimento: l’ultima volta che si è osservata una simile confluenza ribassista dopo un ATH era maggio 2022, all’inizio di un brutale bear market.
Con il Fear & Greed Index a 5/100, il livello più basso mai registrato, il mercato grida capitolazione. Come ha scritto l’analista Cryptoinsightuk: “Le persone si sono arrese.” Tuttavia, nella storia di bitcoin, i periodi di paura estrema hanno spesso preceduto i ribaltamenti più violenti. La vera domanda non è se BTC rimbalzerà, ma da quale profondità lo farà.
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