Chi dice che gli investitori cinesi non possono possedere bitcoin? Una società misteriosa investe 436 milioni di dollari nell’ETF di BlackRock
Secondo l’advisor di Bitwise Invest Jeff Park, la Cina potrebbe assistere a una “fuga di capitali” verso le criptovalute.
Il capitale cinese sta entrando silenziosamente?
I recenti documenti 13F mostrano Laurore Ltd., una società con sede a Hong Kong precedentemente sconosciuta, come uno dei principali detentori dell’iShares Bitcoin Trust di BlackRock.
Il dichiarante è indicato come “Zhang Hui”, un nome comune cinese.
Laurore non possiede un sito web, un profilo pubblico né una storia operativa.
La sua struttura, probabilmente con sede alle Isole Cayman o Isole Vergini Britanniche, ricorda quella di un tipico veicolo offshore utilizzato per accedere ai mercati statunitensi.
Notevolmente, la società dichiara di detenere un solo asset: una posizione da 436 milioni di dollari interamente in IBIT. Questo suggerisce che possa essere stata creata specificamente per ottenere esposizione su Bitcoin piuttosto che per operare come fondo di investimento diversificato.
Park ha affermato che questo sviluppo suggerisce una possibile “fuga di capitali” verso le criptovalute nonostante le restrizioni della Cina.
Se i fondi provengono dalla Cina continentale, la via degli ETF offrirebbe un’esposizione regolamentata attraverso i mercati statunitensi invece dell’accesso diretto agli exchange di criptovalute.
La Cina inasprisce la repressione sulle criptovalute
La segnalazione arriva proprio mentre la Cina ribadisce la sua posizione rigida sugli asset digitali.
Le autorità hanno vietato il trading di criptovalute dal 2021 e hanno recentemente rafforzato le restrizioni. In un post su X, l’influencer crypto CryptoRover ha affermato che la Cina non concederà mai alle criptovalute lo status legale di moneta.
L’attività commerciale legata alle criptovalute è trattata come un crimine finanziario, le piattaforme crypto straniere sono vietate in Cina e i regolatori hanno ampliato la loro attenzione anche alla tokenizzazione di asset reali e alle stablecoin offshore ancorate allo yuan.
Le ultime misure puntano a chiudere le rimanenti scappatoie utilizzate per accedere agli asset digitali.
Immagine: Shutterstock
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