Il fondatore di BitRiver, Igor Runets, agli arresti domiciliari per evasione fiscale, l'azienda rischia la bancarotta
I riflettori legali sono nuovamente puntati su un nome di spicco nel settore delle criptovalute. Questa volta si tratta di Igor Runets, fondatore di BitRiver in Russia, che è stato posto agli arresti domiciliari con l'accusa di evasione fiscale.
In sintesi
- Igor Runets è stato posto agli arresti domiciliari con un breve periodo per presentare ricorso, limitando la sua libertà mentre si svolgono le procedure legali.
- BitRiver deve affrontare una richiesta di recupero crediti da una sussidiaria di En+ Group per oltre 9 milioni di dollari relativa a apparecchiature di mining non consegnate.
BitRiver alle prese con i problemi legali di Runets
Runets è stato posto agli arresti domiciliari il 31 gennaio e deve affrontare tre accuse distinte per presunto occultamento di fondi al fine di evadere le tasse. I suoi avvocati hanno un periodo di tempo limitato per contestare la decisione del tribunale prima che questa entri in vigore mercoledì. Se non verrà presentato ricorso o se il ricorso non avrà successo, sarà confinato nella sua abitazione per tutta la durata del procedimento legale. Questa restrizione arriva in un momento critico per BitRiver, la più grande società di mining di criptovalute della Russia, potenzialmente complicando la gestione e le operazioni quotidiane dell’azienda.
BitRiver a rischio di collasso
Fondata nel 2017, BitRiver è cresciuta rapidamente sotto la guida di Runets fino a diventare un attore di primo piano nel settore del mining industriale in Russia. L’azienda ora gestisce 15 data center con una capacità totale di 533 megawatt, ospitando più di 175.000 server. Il suo ingresso tempestivo nel mercato ha reso Runets una figura di riferimento nell’industria delle criptovalute del paese.
Nonostante il successo, BitRiver ha dovuto affrontare sfide internazionali. Nel 2022, gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni all’azienda in seguito all’invasione russa dell’Ucraina. Secondo Bloomberg, la società era vista come un potenziale beneficiario dell’allentamento delle regole sul mercato crypto in Russia nel 2024, mentre il paese si rivolgeva alle valute digitali in risposta alle sanzioni internazionali.
Nel frattempo, recenti notizie da Kommersant suggeriscono che BitRiver potrebbe essere sull’orlo della bancarotta. Una sussidiaria di En+ Group ha presentato una richiesta di recupero crediti a un tribunale arbitrale regionale, sostenendo che la società madre di BitRiver, Fox Group, non abbia consegnato attrezzature per il mining già pagate, con danni superiori a 9,2 milioni di dollari.
Fonti vicine alla vicenda hanno indicato che BitRiver sta anche affrontando crescenti debiti energetici, dispute interne e disaccordi in merito alle apparecchiature. Sarebbero in corso discussioni su un possibile cambio di proprietà e su come gestire le risorse residue di BitRiver. Gli esperti suggeriscono che, se l’azienda dovesse fallire, ciò potrebbe accelerare fusioni e ristrutturazioni all’interno del settore mining russo e ridefinire le previsioni sul consumo energetico delle grandi operazioni.
Le sfide del settore in senso più ampio
Le difficoltà di BitRiver riflettono le pressioni più ampie che gravano sul settore del mining in Russia. Alcuni impianti hanno già cessato le attività a causa di restrizioni locali e diversi dirigenti di alto livello si sono dimessi negli ultimi mesi. L’ultimo halving di Bitcoin, unito all’aumento dei costi dell’elettricità e al calo dei prezzi di Bitcoin, ha ulteriormente messo sotto pressione gli operatori, inducendone molti a esplorare usi alternativi delle proprie infrastrutture, come il cloud computing.
Nonostante questi cambiamenti, la Russia rappresenta ancora una grande quota della potenza di mining di Bitcoin a livello mondiale, classificandosi al secondo posto dopo gli Stati Uniti per hashrate totale, secondo un rapporto del 31 dicembre di Hashrate Index.
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