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Crollo nei mercati obbligazionari di Stati Uniti e Giappone, perché oro e dollaro mostrano andamenti opposti? Tieni d'occhio questi due segnali chiave di inversione!

Crollo nei mercati obbligazionari di Stati Uniti e Giappone, perché oro e dollaro mostrano andamenti opposti? Tieni d'occhio questi due segnali chiave di inversione!

汇通财经汇通财经2026/01/20 12:59
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Per:汇通财经

Investing.com, 20 gennaio — Le ultime dichiarazioni sui dazi del presidente degli Stati Uniti Trump, insieme alle preoccupazioni sulla disciplina fiscale in Giappone generate dalle elezioni anticipate, hanno creato una "tempesta perfetta" che si è propagata a livello globale. In questo contesto, la logica di mercato ha subito un chiaro cambiamento: la tradizionale narrazione dello "shock dei tassi d'interesse" è temporaneamente passata in secondo piano, mentre lo "shock da avversione al rischio" dovuto all'incertezza sul credito sovrano e sulle politiche è diventato il principale motore di mercato.



Martedì (20 gennaio), i mercati finanziari globali hanno subito un violento scossone innescato dal mercato del debito sovrano. Le ultime dichiarazioni sui dazi di Trump, unite alle preoccupazioni sulla disciplina fiscale in Giappone dovute alle elezioni anticipate, hanno creato una "tempesta perfetta" globale. In questo contesto, la logica di mercato è cambiata chiaramente: la narrazione tradizionale dello "shock dei tassi" è temporaneamente passata in secondo piano, mentre lo "shock da avversione al rischio" legato all'incertezza sul credito sovrano e sulle politiche è diventato il driver principale.

Questo si riflette direttamente nella correlazione tra tre mercati chiave: i titoli di Stato USA sono stati oggetto di massicce vendite, i rendimenti a lungo termine sono saliti alle stelle e la curva dei rendimenti si è fatta più ripida; l'indice del dollaro USA è sceso sotto pressione; mentre l’oro spot ha ignorato la pressione teorica derivante dall’aumento dei rendimenti dei Treasury USA, raggiungendo un nuovo massimo storico intraday a 4731,34 dollari l’oncia. Lo yen, pur essendo stato colpito direttamente dal crollo del proprio mercato obbligazionario, ha mostrato una certa resilienza nel tasso di cambio contro il dollaro, senza un crollo unilaterale, a causa della complessa dinamica dei flussi di capitali verso asset rifugio a livello globale. Questa struttura di mercato mostra chiaramente che la preoccupazione principale attuale non è più semplicemente la traiettoria dei tassi d’interesse, ma rischi politici e fiscali di più alto livello.

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Yen giapponese (USD/JPY): la partita al centro della tempesta domestica


Il mercato dei titoli di Stato giapponesi (JGB) ha vissuto lunedì una vera e propria "implosione". Il rendimento dei bond a 30 anni è balzato di 35 punti base in un solo giorno, quello dei 40 anni è schizzato di quasi 50 punti base e il prezzo di alcuni titoli è sceso sotto il 40% del valore nominale. Non si tratta di una normale correzione, ma di una severa rivalutazione del futuro fiscale del Giappone da parte del mercato. Dopo che il primo ministro Sanae Takaichi ha annunciato le elezioni anticipate, i partiti hanno gareggiato in promesse di tagli fiscali e aumenti della spesa pubblica, minando gravemente la fiducia degli investitori nella sostenibilità del debito giapponese. Il debole risultato dell’asta dei bond a 20 anni nello stesso giorno (con un bid-to-cover ratio sceso a 3,19 contro il precedente 4,10) ha confermato il crollo della domanda.

Analisi tecnica e logica di range

Attualmente USD/JPY è scambiato intorno a 157,80, con un leggero calo giornaliero. Dal grafico a 4 ore, il prezzo ha rotto la media centrale delle Bande di Bollinger (158,13) e sta testando il supporto vicino alla banda inferiore (157,51). L’indicatore MACD si trova sotto la linea zero, sia la linea DIFF che la DEA sono negative e divergenti verso il basso, indicando che la pressione ribassista a breve termine si sta ancora accumulando. Il livello chiave si trova nell’area di 157,50, che rappresenta non solo la banda inferiore delle Bollinger ma anche una piattaforma di consolidamento precedente. Una rottura confermata potrebbe aprire spazio per una discesa nel range 156,80-157,00.
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Prospettive per i prossimi 2-3 giorni e punti di attenzione intraday

L’andamento a breve termine dipende interamente dalla risposta della Bank of Japan (BoJ). Il focus del mercato si è spostato sulle sue operazioni di acquisto ordinario di titoli. Se la BoJ decidesse di aumentare gli acquisti per rassicurare il mercato, potrebbe temporaneamente alleviare la pressione sulle vendite dei JGB ma inietterebbe una grande quantità di liquidità in yen, con possibile indebolimento dello yen (rimbalzo USD/JPY). Al contrario, se la BoJ mostrasse tolleranza verso l’aumento dei rendimenti, sarebbe interpretato come un tacito consenso alla perdita di disciplina fiscale, il che potrebbe scatenare una crisi di fiducia internazionale nei confronti dei JGB e un deflusso dei capitali rifugio, rafforzando lo yen (USD/JPY in calo). Nei prossimi giorni, la volatilità di USD/JPY sarà dunque eccezionalmente elevata. Intraday sarà necessario monitorare attentamente le dichiarazioni operative della BoJ, eventuali interventi orali ufficiali e l’andamento dei rendimenti dei JGB a lungo termine. La prima resistenza è a 158,50 (ex supporto ora resistenza e vicinanza alla media centrale delle Bollinger), mentre la resistenza più forte si trova a 159,00.

Indice del dollaro: da valuta rifugio a fonte di rischio


Contrariamente alle crisi precedenti, il dollaro questa volta non si è rafforzato in risposta alla turbolenza dei mercati, ma è stato venduto insieme ai Treasury USA. Questa anomalia evidenzia la natura attuale del rischio: le dichiarazioni di Trump sui dazi sono rivolte direttamente all’Europa e hanno sollevato profonde preoccupazioni sull’aggravarsi dell’ambiente commerciale globale e sull’imprevedibilità delle politiche USA. Un analista di una nota istituzione ha definito questo scenario “vendere America”, dove la svalutazione del dollaro ha effetti simili ai dazi stessi, favorendo l’export USA ma penalizzando i partner commerciali. In questo modo, la funzione di valuta rifugio del dollaro viene oscurata dal suo ruolo di “fonte di rischio”.

Analisi tecnica e logica di range

L’indice del dollaro è attualmente a quota 98,47, in forte calo giornaliero. Dal grafico a 4 ore, il prezzo è sceso sotto la banda inferiore delle Bollinger (98,60), che mostra segni di ampliamento, indicando una possibile accelerazione della tendenza ribassista. Nell’indicatore MACD, sia la linea DIFF che la DEA sono sotto la linea zero, e la DIFF ha incrociato al ribasso la DEA continuando nella discesa, con forte momentum ribassista. Il supporto chiave è nell’area 98,00-98,20, una zona di intenso scambio nel quarto trimestre dello scorso anno. Una rottura di questo livello potrebbe indicare una crisi di fiducia più duratura nel dollaro.
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Prospettive per i prossimi 2-3 giorni e punti di attenzione intraday

Il destino a breve termine dell’indice del dollaro è legato a due forze: l’ampiezza del sentiment avverso al rischio e l’andamento dei rendimenti dei Treasury USA. Se il panico si diffondesse dai mercati obbligazionari di USA e Giappone verso l’Europa e altri mercati, il deficit relativo del dollaro potrebbe essere parzialmente compensato. Tuttavia, se i rendimenti a lungo termine USA dovessero continuare a salire per inflazione o timori fiscali, senza una svolta marcata della Fed verso una politica più aggressiva, la combinazione tra tassi reali e rischi fiscali continuerà a pesare sul dollaro. Nei prossimi giorni sarà importante monitorare eventuali misure di risposta dell’Unione Europea alle dichiarazioni sui dazi, così come l’udienza presso la Corte Suprema USA relativa al caso sulla possibilità del presidente di licenziare a piacimento i membri del board della Fed (caso che coinvolge l’ex governatore Cook), il cui esito potrebbe avere importanti ricadute sulla percezione dell’indipendenza della Fed. La prima resistenza si trova alla soglia psicologica di 99,00, con una resistenza più forte vicino alla media centrale delle Bollinger a 99,15.

Oro spot: rivalutazione del valore in clima di avversione al rischio estremo


L’andamento dell’oro di lunedì è la migliore sintesi del sentiment di mercato attuale. In un contesto teoricamente "negativo" per i prezzi, con il rendimento dei Treasury USA a 30 anni salito al 4,93% (massimo dal settembre scorso), il prezzo dell’oro è schizzato di oltre l’1%, segnando nuovi record storici consecutivi. Questo ha infranto la semplice correlazione “rendimenti in salita, oro in discesa”. Le forze trainanti sono evidenti: secondo l’analista di UBS Giovanni Staunovo, le preoccupazioni per la crescita, le minacce dei dazi e la volontà dell'amministrazione Trump di mantenere bassi i tassi stanno insieme spingendo l’oro verso nuovi massimi. Dall’inizio del secondo mandato di Trump, il prezzo dell’oro è salito di oltre il 70%, con la geopolitica e l’instabilità delle politiche come driver fondamentali.

Analisi tecnica e logica di range

L’oro spot è attualmente scambiato vicino a 4726 dollari, aderente alla banda superiore delle Bollinger a 4 ore (4736,61), mostrando una fortissima tendenza rialzista unidirezionale. Il canale delle Bollinger si apre notevolmente verso l’alto, il MACD ha formato un golden cross in zona elevata e continua a divergere verso l’alto, con un valore DIFF di 33,80, segno di un fortissimo momentum rialzista e di una fase di accelerazione della tendenza. Con il prezzo che segna nuovi massimi, le resistenze tradizionali sono ormai inefficaci e il mercato è alla ricerca di nuovi livelli di resistenza. Il riferimento più diretto resta l’estensione della banda superiore delle Bollinger.

Prospettive per i prossimi 2-3 giorni e punti di attenzione intraday

L’oro è entrato in un trend “overbought” guidato da sentiment e flussi di capitale. Il rischio di una correzione a breve aumenta con il progredire del rialzo, ma ogni correzione potrebbe essere vista come un’opportunità di ingresso finché non cambierà la logica dominante del mercato. Nei prossimi giorni, la chiave sarà capire se il mercato continuerà a puntare su temi come “rischio sul credito sovrano” e “de-dollarizzazione” oppure tornerà a focalizzarsi sull’aumento del costo opportunità di detenere oro in un contesto di tassi elevati.
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Nel corso della giornata sarà fondamentale monitorare due segnali chiave: primo, se il prezzo dell’oro continuerà a muoversi in correlazione positiva con i rendimenti dei Treasury USA (ovvero se saliranno insieme), il che confermerebbe la piena dominanza della logica di avversione al rischio; secondo, se la correlazione negativa tra oro e azioni USA (in particolare l’indice Nasdaq, rappresentativo dell’appetito per il rischio) sarà mantenuta. Inoltre, sarà importante osservare eventuali segnali di presa di profitto da parte di grandi istituzioni. Il primo supporto si trova alla soglia psicologica dei 4700 dollari, con un supporto più importante nella zona dei precedenti massimi 4650-4660 dollari, che coincide con la media centrale delle Bollinger a 4 ore (4544,81) in risalita dinamica. Al rialzo non ci sono resistenze storiche, il prossimo obiettivo psicologico si trova a 4750 e poi a 4800 dollari.

In sintesi, nei prossimi 2-3 giorni di trading il mercato resterà ancora scosso dagli effetti della “tempesta perfetta” di inizio settimana. L’andamento dello yen dipende dalle scelte della Bank of Japan, le prospettive del dollaro sono vincolate ai rischi di policy domestici, mentre l’oro continua a ricoprire il ruolo di bene rifugio per eccellenza. Si consiglia di monitorare attentamente l’andamento dei rendimenti dei Treasury USA e dei JGB, i segnali di potenziale intervento delle principali banche centrali e le variazioni di sentiment degli asset rischiosi (mercato azionario) per valutare come questa tempesta scatenata dal mercato obbligazionario potrà rimodellare nel breve termine il mercato forex e dei metalli preziosi.

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