Il dollaro USA si ritira dopo aver raggiunto il suo punto più forte da dicembre – BBH
Il dollaro statunitense si ritira dopo aver raggiunto il massimo plurimensile
Secondo gli analisti di BBH FX, il dollaro statunitense (USD) si è leggermente indebolito dopo aver raggiunto il suo livello più forte dall’inizio di dicembre durante la sessione di trading di ieri.
Il dollaro sotto pressione nonostante i favorevoli report economici statunitensi
I recenti indicatori economici degli Stati Uniti hanno dipinto un quadro bilanciato—che non mostra né eccessiva forza né debolezza—circostanza che ha sostenuto sia il dollaro sia le azioni statunitensi. Tuttavia, gli analisti restano scettici sul fatto che il dollar index (DXY) possa mantenersi sopra quota 100,00. Con l’inflazione in raffreddamento e la domanda sul mercato del lavoro in attenuazione, c’è ampio margine per la Federal Reserve di attuare ulteriori riduzioni dei tassi di interesse.
Per la settimana conclusasi il 10 gennaio, le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione sono inaspettatamente scese sotto quota 200.000, segnando il livello più basso da novembre e indicando che non si stanno verificando licenziamenti diffusi. Richieste così basse sono state rare negli ultimi anni. Tuttavia, le preoccupazioni sull’occupazione persistono, poiché la maggior parte della crescita occupazionale nel 2025 è stata limitata al settore dell’istruzione e dei servizi sanitari, suggerendo rischi crescenti per il mercato del lavoro più ampio.
Nel frattempo, l’ultimo report US Treasury International Capital (TIC) ha rivelato che, nei dodici mesi fino a novembre, gli investitori stranieri hanno acquistato un record di 1.569 trilioni di dollari in asset statunitensi a lungo termine—compresi Treasury bond e note, corporate bond, azioni e obbligazioni di agenzie governative. Questa cifra supera di gran lunga il deficit commerciale statunitense di 960 miliardi di dollari accumulato nell’anno fino a ottobre. Gli sforzi dell’amministrazione Trump per ridurre il divario commerciale hanno portato a una minore uscita di dollari dal paese, riducendo così la necessità di reinvestire tali fondi in asset statunitensi—un fattore che potrebbe pesare sulle performance future del dollaro.
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