Criptovalute: Bitcoin crolla, i mercati entrano in panico dopo la ritorsione di Pechino
La storia ricorderà questo weekend di ottobre 2025. Non per un’impresa tecnologica o un passo verso la pace. No. Per una liquidazione record di 20 miliardi di dollari, che in poche ore ha spazzato via le speranze di migliaia di investitori. Alcuni hanno perso fortune, altri forse la vita. E tutto per colpa di un uomo: Trump. La sua ossessione? Una guerra commerciale con la Cina. La sua ultima mossa: dazi al 100% sui loro prodotti. Ma questa volta, la Cina ha risposto. E indovinate chi soffre di nuovo? Bitcoin. E tutto il settore crypto con lui.
In breve
- Bitcoin perde il 3% dopo le sanzioni cinesi contro aziende americane del settore navale.
- Pechino limita le terre rare, impattando i miner di BTC in Texas e Kazakistan.
- Scendono anche le altcoin: Ethereum -7,5%, XRP e Dogecoin -6%, Solana incerta.
Bitcoin sotto attacco macro: una tempesta chiamata Trump
Quando il Presidente Trump minaccia, i mercati tremano. E stavolta non si tratta di un semplice tweet impulsivo: è una politica brutale. I dazi statunitensi sulle importazioni cinesi hanno scatenato un’onda d’urto. In risposta, la Cina ha preso di mira le filiali americane di Hanwha Ocean, un attore chiave nella cantieristica navale.
Risultato immediato : i mercati asiatici crollano. Il Nikkei perde il 3%, i futures S&P 500 scendono dello 0,7%. E Bitcoin? -3%.
Ma questa è solo la superficie. L’effetto domino ha spazzato via le posizioni long, causando liquidazioni massicce per 630 milioni di dollari. Piattaforme come CoinGlass hanno confermato che due terzi delle posizioni eliminate erano rialziste. Allo stesso tempo, Ethereum scende del 7,5%, Dogecoin e XRP quasi del 6%.
Bitcoin, spesso presentato come “bene rifugio digitale”, si è comportato come un asset rischioso. La paura si diffonde, l’oro sale, gli investitori si ritirano. Anche lo yen, spesso ignorato, ha recuperato forza contro il dollaro.
USA e guerra industriale: Pechino gioca la carta delle terre rare
La guerra commerciale USA-Cina è entrata in una nuova fase. Addio ai tweet roboanti. Ora è strategia industriale. Pechino ora limita le esportazioni di terre rare: neodimio, disprosio, nomi che forse non entusiasmano ma sono essenziali per tutto ciò che brilla: veicoli elettrici, smartphone, server e… ASIC per il mining di Bitcoin.
La Cina controlla dall’85 al 90% della produzione mondiale raffinata di terre rare. Una presa che diventa un’arma. Questa decisione già incide sui costi dei miner, soprattutto quelli trasferiti in Texas o Kazakistan. Lì, l’energia è costosa e senza magneti cinesi le macchine vanno più lente. Costi in aumento, redditività in calo.
Questo effetto a catena va oltre: alcuni analisti temono una contrazione dell’attività dei miner, e quindi dell’hashrate. Una spirale che potrebbe nuovamente influenzare il prezzo di BTC.
Nel frattempo, le altcoin seguono il trend. Cardano, Solana, persino le memecoin. Tutte esitano, tutte si piegano. Il mercato ha perso oltre 150 miliardi di dollari in 24 ore.
Mercati nel panico: Bitcoin al centro del caos, trader sotto pressione
L’emozione ha avuto la meglio sulla strategia. Su X, alcuni trader parlano di panico. Altri di un’opportunità che capita una volta ogni dieci anni. Ma la volatilità non fa sconti. Tra chi “HODL” e chi shorta selvaggiamente, la pressione aumenta.
Ecco 5 fatti chiave che riassumono questa crisi:
- 20 miliardi $: perdite cumulative sul mercato dei derivati crypto dopo gli annunci sino-americani;
- 113.000 $ a 103.800 $: range di caduta del prezzo di bitcoin in 72 ore;
- 85%: quota del mercato globale delle REE controllata dalla Cina;
- 7,5%: calo di Ethereum in una sola sessione londinese;
- 5 filiali statunitensi di Hanwha Ocean nel mirino di Pechino: simbolo di un conflitto che tocca le alleanze.
Trump ha provato a rassicurare: “andrà tutto bene.” Ma Pechino ha risposto subito: pronta ad andare fino in fondo. Il clima era ormai segnato. Risultato? Bitcoin resta sotto pressione, mentre le altcoin cercano un punto d’appoggio.
Bitcoin resiste. È il suo marchio di fabbrica. Resiliente, a volte vacillante, ma sempre in piedi. Alcuni analisti prevedono un’inversione spettacolare, stimando che il re degli asset possa sfidare tutte le regole nel giro di pochi giorni. Una frase che suona come una speranza per chi ancora crede che, anche dopo la tempesta, BTC scriverà un’altra storia.
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