L’oro digitale è arrivato: il mercato dell’oro di Londra da 930 miliardi di dollari sta per cambiare?
Nonostante l’associazione cerchi di attivare gli asset “dormienti”, i tradizionali sostenitori dell’oro mettono in dubbio che la digitalizzazione si allontani dall’essenza dell’oro come bene rifugio.
Il World Gold Council ha lanciato il token digitale PGI, supportato da oro fisico, con l'obiettivo di portare il tradizionale mercato dell'oro di Londra nell'era digitale. Questa innovazione consente agli investitori di detenere quote frazionarie di lingotti standard, permettendo per la prima volta all'oro di essere utilizzato per trading, regolamento e collateralizzazione con la stessa facilità delle obbligazioni, puntando al mercato globale dei collateral da trilioni di dollari. Sebbene il Consiglio miri ad attivare asset "dormienti", i tradizionalisti dell'oro mettono in dubbio che la digitalizzazione sia in contrasto con la natura rifugio dell'oro.
Autore: Long Yue
Fonte: Wallstreetcn
L'antico oro sta vivendo una profonda trasformazione digitale.
L'organizzazione rappresentativa dell'industria aurifera globale, il World Gold Council, ha presentato ufficialmente questa settimana una proposta rivoluzionaria: il lancio a Londra di un token digitale supportato da oro fisico, con l'obiettivo di cambiare radicalmente le modalità di trading, regolamento e collateralizzazione dell'oro. Questa mossa potrebbe infondere nuova vitalità al più grande centro mondiale di trading di oro fisico, dal valore di 930 miliardi di dollari, ma ha anche acceso un acceso dibattito tra tradizione e innovazione.
Sbloccare asset "dormienti", puntando al mercato dei collateral da trilioni
Per lungo tempo, l'oro ha svolto principalmente il ruolo di riserva di valore statica e senza rendimento nei bilanci di banche e investitori. Secondo quanto dichiarato dal CEO del World Gold Council, David Tait, al Financial Times, l'oro deve essere digitalizzato per ampliare la sua copertura di mercato.
Il fulcro di questa iniziativa è il token digitale chiamato "Pooled Gold Interest" (PGI). Come ha spiegato Mike Oswin, responsabile globale della struttura di mercato e innovazione del World Gold Council a CNBC, ogni token PGI rappresenterà la proprietà legale di una specifica quantità di oro fisico custodito nei caveau di Londra, consentendo per la prima volta agli investitori di negoziare quote frazionarie di lingotti standard da 400 once.
"Vogliamo posizionare l'oro come un asset finanziario alla pari di obbligazioni o contanti nativi digitali", ha dichiarato Oswin in un'intervista, "con PGI, la collateralizzazione dell'oro diventerà semplice quanto quella delle obbligazioni".
L'obiettivo principale è attivare la liquidità dell'oro come collateral finanziario, rendendolo facilmente utilizzabile per soddisfare i requisiti di margine e accedere così al vasto mercato globale dei collateral.
"Terzo pilastro": rimodellare il panorama del trading londinese?
Attualmente, il mercato OTC dell'oro di Londra (Loco London) prevede due principali modalità di trading: "Allocated Gold", ovvero la proprietà di lingotti specifici; e "Unallocated Gold", cioè il possesso di un credito su una certa quantità di oro, la forma più comune a livello globale, ma che espone gli investitori al rischio di credito dell'istituzione.
Il lancio di PGI è visto dal World Gold Council come la costruzione del "terzo pilastro" del trading di mercato. Secondo i dati del World Gold Council, al 30 giugno di quest'anno, la quantità totale di oro custodita nei caveau di Londra era di 8.776 tonnellate, per un valore di 927,5 miliardi di dollari.
Oswin si mostra ottimista, affermando che in futuro il PGI potrebbe persino fungere da meccanismo di regolamento fisico per i contratti futures sull'oro, e che le sue ambizioni applicative non si limitano al Regno Unito: "Stiamo anche studiando come implementarlo negli Stati Uniti e in altre giurisdizioni".
Rivoluzione o trovata pubblicitaria? Persistono i dubbi del mercato
Tuttavia, questa grande visione non è priva di ostacoli. La reazione del mercato è stata polarizzata.
"I veri credenti nell'oro potrebbero non essere affatto interessati, anzi potrebbero essere diffidenti", ha dichiarato senza mezzi termini Russ Mould, direttore degli investimenti di AJ Bell, in un'intervista. Secondo lui, il fascino principale dell'oro risiede nella sua fisicità, essendo uno "strumento contro la complessità finanziaria, l'opacità e la leva", mentre la digitalizzazione rischia di reintrodurre proprio questi rischi.
Questo scetticismo non è isolato. Adrian Ash, direttore della ricerca presso la piattaforma di trading BullionVault, ha commentato in modo ancora più tagliente: "Sembra una soluzione in cerca di un problema che non esiste".
L'atteggiamento prudente del mercato deriva dal fatto che il mercato dell'oro è dominato da partecipanti altamente tradizionali e avversi al rischio. In passato, il database blockchain "Gold Bar Integrity Programme", lanciato congiuntamente dal World Gold Council e dalla London Bullion Market Association (LBMA), ha avuto una diffusione relativamente lenta sul mercato, il che getta un'ombra di incertezza sul futuro del PGI. Se si tratti di una rivoluzione dirompente per il settore o dell'ennesimo tentativo destinato a non decollare, sarà il mercato a deciderlo.
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